43. La danzatrice di cristalli

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La casa profumava di casa.
C’era un angolo che le piaceva più di tutti. Il mobile verde che conteneva i cristalli. Alcuni risalivano ai tempi della bisnonna. Guardarli scintillare ordinati, al sicuro, dentro le ante come in una cassaforte, carezzati dai puntuali raggi del sole al mattino, così belli e imperturbabili, la faceva sentire una di loro.
Lucente e al sicuro. Le sfuggiva il dettaglio di essere anche fragile come loro.
Quella notte fu svegliata da un assordante fragore lungo un attimo.
Si catapultò giù per le scale, maglietta e pigiama.
Accese.
Restò attonita minuti a guardare.
Cocci indistinti, polverizzati, giacevano ovunque.
Minuto dopo minuto si accorse che dentro le succedeva la stessa cosa.
Si sedette sull’ultimo gradino. Pianse solo una lacrima a metà. Le ante del mobile erano senza più vetri, spalancate sul niente. Tutto il vetro e il cristallo, chissà come, era finito in polvere.
Nel silenzio qualcosa si mosse nel camino.
Quell’ultimo tozzo ardente le fece balenare una follia che si fece strada dentro di lei come una locomotiva.
Si alzò.
Staccò con ardore le ante aperte sul niente e le scaraventò nel camino. Quasi immediatamente il resto della notte cominciò ad illuminarsi di fuoco, e lei, sentendo scricchiolare la polvere di vetro sotto i piedi, cominciò a danzare su una musica che aveva i tempi del suo silenzio. Prese a calci quella sabbia trasparente per vederla scintillare contro il fuoco, brillare e cadere ovunque. Ci strisciò i piedi per sentirla graffiare. Anche lei non era più al sicuro da niente.
Ma lucente sì, maledizione.
Sudata di danza e affannata vide il sole scostare la notte ed entrare con il suo rettangolo di luce nella credenza vuota.
Un’altra idea.
Un’altra locomotiva. Cominciò a riempirla di libri. Percorse la casa in cerca di tutti i libri che aveva, finché la riempì tutta.
L’aveva trasformata. Lei era trasformata.
Poi prese latte e cereali, e si sedette sul pavimento, lì, di fronte, a sgranocchiare nella luce brillando di fatica e di polvere di frantumi perfino nelle ciglia degli occhi.

di Antonella Petrera

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