42. Ma mi manca

ma mi manca

Le case e le strade erano bagnate dagli spiragli del giorno appena iniziato.
“Papà, cos’è la mancanza?”
Guardavo il rosso della luce al semaforo, immobile. Mi sembrava fosse passata un’ora prima di essere stato in grado di formulare la mia risposta. Che fu un’altra domanda, però.
A cosa ti riferisci cucciolo?” accennai, ostentando calma.
Rimase in silenzio per un po’. Dieci interminabili secondi durante i quali cercai di ricordare alcuni spunti de “Il Piccolo Principe”. Ce l’aveva sul comodino proprio ieri dopo essersi addormentata, no?
Maledizione, non ricordo nulla.
E’ la rosa quella con cui il ragazzo parla di mancanza? Oppure è la volpe?
Verde. Tempo scaduto. Quasi senza respirare lei continuò a guardare fuori dal finestrino e sussurrò:
“Mi manca la mamma. Credo di sentire la mancanza”.
Lo disse con il tono più adulto nella voce di una bambina, che risuonò in me come una sentenza.
Manca tanto anche a me”, riuscii solo a dire, ed il mio cervello da genitore si stava già punendo per essere stato così egoista da esprimere il mio bisogno e la mia fragilità di fronte a chi mi stava chiedendo di essere la sua roccia.
Mi sembrava di essere un capo cordata in montagna che fugge per primo davanti al pericolo di una slavina.
Lei non mi diede altro tempo. Di nuovo arrivò con le sue domande. Una cosa che mi piace tanto, di lei.
“Quando una persona non c’è si dice che è assente. A scuola la maestra scrive così ogni volta che uno di noi non è seduto al suo banco. Allora penso che siccome la mamma non c’è più, la sua è una assenza. Ma non capisco bene, papà, che differenza c’è tra una assenza ed una mancanza?”
“Perché io non la sento assente, la sento che mi manca”.
Ora il capo cordata era diventato un capitano in preda al panico che calava una scialuppa solo per sé, con il desiderio di allontanarsi sempre di più e sempre più veloce dal luogo del naufragio.
Credo che la mancanza sia quello che resta dopo l’assenza” dissi riprendendo fiato.
Anche se non c’è più, per chi è rimasto qui, come noi, lei c’è ancora, in qualche modo”.
Stavo raschiando il fondo della banalità. Un altro semaforo. Mi sembrava che la terra per qualche istante avesse smesso di girare, o quantomeno lo stesse facendo più lentamente.
“Quindi la mancanza non è più della persona che è mancata, ma di chi rimane qui, in compagnia della sua assenza.”
“Sai, papi, credo di aver capito meglio cosa vuol dire presenza.”
A quel punto ero io a non capire più niente, ovviamente.
“La mamma mi manca perché è assente. Ma la sua mancanza è sempre presente. Perciò mi ricorda che non è assente mai.”
Scese dall’auto e mi baciò sulla guancia, come sempre un po’ di fretta. Iniziò a mancarmi, come tutte le mattine, anche se sarei tornato a prenderla all’uscita della scuola di lì a qualche ora.
Il grigio delle case ora era più bagnato, e sapeva di sale, come queste righe sulle rughe del mio volto che mi appannano gli occhi. Occhi che da oggi vedono un po’ di più.

di Donato Simone Frigotto

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41. Vali già

Valigia

Pigiama.
Spazzolino.
Un seme, per coltivar se stessi ovunque si vada.

Tre maglie.
Due pantaloni.
Pacchetti di fazzolettini, per raccogliere le emozioni liquide.

Calzini più altri calzini, perché non si sa mai.
Reggiseno e mutande in una bustina a parte, perché l’intimità va sempre protetta.
Un po’ di vuoto per dare spazio all’esistibile, senza soffocare nell’esistente.

Un libro. Anzi facciamo due, per sicurezza.

La valigia magenta si riempie.

Ricordo ricordi.

La valigia dell’infanzia era uno scomparto nella grande valigia di mamma. Non esisteva di per sé ed era bello così. Un piccolo canguro nel marsupio: mezzo fuori e mezzo dentro.

La valigia adolescente, invece, era un armadio a quattro ante, per non privarsi di nessuna delle possibili identità da indossare.

La valigia magenta è la valigia presente: retrò ed eterna come l’infanzia, esplosivamente colorata come l’adolescenza,  sobria in dimensioni come l’adultità che ha coraggio di scegliere.

I nasi più esperti riconoscono nel profumo della valigia magenta le note acide della paura, superbamente mescolate con l’essenza fresca dell’entusiasmo.

La valigia magenta è essenziale. Vien da chiedersi se possa bastare.

Essa ha una qualità, chiude e dice: vali già.