40. Essere dell’essere

038

C’è un essere.

L’essere è molto più potente del suo nemico, il dolore.

L’uno edifica con tenacia, senza ragione.

L’altro devasta, ma solo se gliene dai il permesso.

L’essere fa dolore.

E’ un fa? Fa male. Fa la vita.

E’ un do? E’ un do di petto, perché è esattamente lì che abita.

E’ un re? Sì. Regala tutto e regna su tutto senza permesso.

Se ti senti chiamare dall’essere, del dolore non hai più nulla.

Il dolore termina come l’essere, ma solo nel suono.

Dolore. Amore.

Se non sei pronto ad essere chiamato con il suo nome

l’essere può farti paura. Molta paura.

Lo scaltro genio della bellezza dice:

Libera l’intenzione. Lascia che vada.

Sii tu da solo, ama, e senza scopo.

L’essere non spacca. Apre. Espande.

L’essere è misterioso da secoli, per molti.

L’essere non lo puoi fermare.

Se pensi di poterlo fermare

hai bisogno di imparare a pensare di nuovo.

Essere di quest’essere è possibile.

Sì. Mi fa dare. Mi fa dolore.

Ma è là che c’è il mio sole.

Ed è là che voglio essere.

Nell’amore.

Annunci

39. Ubriachi di aria

Ubriachidaria

Assesso’!!
Dice il signor Seccalossi.
Ma che cos’è che state a fare qua? Hanno detto che state piantando.
Si, signor Seccalossi, stiamo piantando un piccolo bosco di querce.
Si, ma le querce fanno ombra. Poi mia moglie non può più stendere il bucato al sole.
Signor Seccalossi, lei abita al terzo piano. E per quanto veloci possano essere le querce a crescere, vedrà che non avrà problemi col bucato.
Si, ma poi qui vengono troppe persone.
Cercheranno senz’altro pace e tranquillità. Sarà un bosco. Non una discoteca.
Si, ma poi le formiche saltano dai rami e vengono ad abitare a casa mia. Sa, quelle formiche con la testa rossa? Ho visto alla rai che sono molto pericolose.
Quelle dei paesi tropicali possono esserlo senz’altro.
E come la mettiamo con i serpenti?
Le garantisco che c’erano più serpenti prima, quando il terreno era completamente incolto.
Ma se ci sono gli alberi vuol dire che vengono anche gli uccelli. E gli uccelli cacano sul balcone.
Uhm… vero. Questo potrebbe essere un inconveniente. Se lei lascia delle briciole ai passeri vedrà che per gratitudine loro andranno a cacare da qualche altra parte.
Ma quando mia moglie stende le lenzuola, poi, si impigliano ai rami e si possono strappare.
All’inizio saranno querce giovani. Saranno basse. Le sue lenzuola saranno al sicuro.
Si, ma quando poi crescono le lenzuola si strappano di sicuro. E quella mia moglie si stanca, poi, a cucirle.
Mi dispiace contraddirla nuovamente, signor Seccalossi, ma tra trent’anni probabilmente lei sarà altrove.
Ma poi qui vengono i vecchi a leggere il giornale, lasciano i giornali sulle panchine, e poi se li vengono a leggere i vagabondi, e dormono sulle panchine.
E non è contento che ci sia così tanta gente che legga il giornale? Lei lo legge il giornale, signor Seccalossi?
No.
Forse lo potrebbe leggere portando qui i suoi nipotini a giocare. Non le piace stare all’aria aperta?
Si, ma quelli, poi, i nipotini, si raffreddano a stare troppo fuori.
Via, stare all’aria aperta fa bene. Lo sa che la poetessa Emily Dickinson invitava ad essere ubriachi di aria?

Emilichiii???

di Antonella Petrera

 

38. La pecora sul soffitto

Una pecora sul soffitto

La novena è noiosa. Ma nell’ultima fila succede qualcosa di speciale. Ahmed è col naso per aria, vicino a Bilal. Io sono Marina e ho la testa tra le nuvole. Io e Aisha siamo amiche per la pelle, e ci sediamo sempre vicine. Noi quattro sembriamo solo, seduti sulla panca come tutti. Tutti noi abbiamo i cappucci. Usiamo i cappucci dei giubbotti come cuscini e alziamo le testoline al soffitto, appoggiandole sullo schienale del banco. L’Ignazio ad Ahmed e Bilal ha detto che loro in chiesa alla novena (che è noiosa) non ci possono venire perché loro sono di Allah. E Allah non li lascia entrare in una chiesa dei cristiani. Ma io ce li ho portati lo stesso insieme ad Aisha. Io e Aisha vogliamo mostrare ad Ahmed e Bilal che in cielo si vola da sempre. Che anche gli uomini hanno le ali. Che uno che sapeva disegnare benissimo forse ha volato, per arrivare a disegnare sul soffitto. Il pittore Musìo, l’amico di zio Gianni, ha detto che di sicuro Michelangelo si schizzava la faccia di colori perché dipingeva con il pennello all’insù, sui soffitti delle chiese. Che ti credi, che è facile? Ridiamo. E allora noi guardiamo. E cerchiamo tutto quello che hanno disegnato. Ahmed da quaggiù trova una pecora. Una pecora! Una pecora come nel Piccolo Principe. Bilal guarda tutte le forme dei piedi e delle mani. Io trovo trentasei angeli bambini. Aisha trova perfino una spada. Il prete è venuto a vedere se chiacchieravamo. Quattro teste si sono girate verso destra senza dire nulla aspettando di essere sgridate ancora una volta senza aver fatto niente di male. Il destino dei bambini, e di certi popoli. Era il prete anziano che si mette il cappello rotondo. Non ha detto nulla.  Meno male. Poi abbiamo trovato tutti sul soffitto la colomba bianca con le foglie nel becco. L’Ignazio, invece, è proprio un cecato. Non la trova mai.

di Antonella Petrera

illustrazione di Valeria Zaccheddu