36. Quando il sogno si riposa

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Qualcuno dice che i veri sogni, quelli belli, quelli utili, si fanno solo ad occhi aperti.
Questa, però, sarà un’altra storia.
Quella di adesso, invece, è la storia di chi ha il potere di creare un sogno sognato, meravigliosomeravigliato.
Bonafina cerca di guarire, cerca cuori da intenerire, cerca desideri dentro folti pensieri, cerca bisogni, e ne fa sogni. Realizzati o da realizzare, che importa, l’importante è creare.
E come i pittori dopo l’ultimo stropicciare di una tela, come i poeti e gli scrittori dopo aver rubato l’ultima parola, anche Bonafina alla fine della creazione ha il suo spazio di evasione.
E nessuno la vede, e forse qualcuno la sapora. Lei vola.
E dopo un po’ di tempo che non le capitava, ha sorvolato esperienze.
Ha incrociato nel vento di una girandola una grande bolla di sapone appena prima che se ne scoppiasse; ha seguito una luce tenace fino al mare e l’ha osservata tra le stelle mentre illuminava una piccola noce che bramava navigare; è passata tra abeti nei boschi e salutato ricci funghetti; ha sorriso al nano Giuliano intento ad alzare il suo sguardo ed il naso all’insù; ha portato un po’ di sole ai pigiami stesi ad asciugare; ha trattenuto il fiato di fronte agli innamorati che si salutano senza farlo davvero; ha sorriso di fronte a matite verdi, zainetti e scarpette nuove oppure consumate.
Per un attimo ha udito brontolare un certo Signor Seccalossi, prima di ritrovarsi soddisfatta dall’aver ispirato giovani streghe e magie di ricordi; è passata veloce nel negozio di scrittura, giusto solo per verificare che tutto fosse a posto, e allo stesso tempo per mettere qualcosa fuori posto, in attesa di chi un posto lo deve ancora trovare.
Come spesso fa, passa a salutare Faro.
Ma stavolta, ha ascoltato anche il proprio, di bisogno. Che non è sogno.
E ha concluso il suo volo scegliendo il giusto posto per quella notte.
Si è seduta sulla spiaggia, in disparte, ed invisibile presenza, si è scaldata con il fuoco che le storie raccontano, a sentire le ferite che bruciano insieme alla legna, e diventano fantastiche cicatrici.
E sognando, si è addormentata.

di Donato Simone Frigotto

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