37. La donna senza mantello

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La donna è stata chiamata forte.
Lei ora si gira all’improvviso.
E conosce le cose così, questa volta.
Si porta velocemente le mani alla bocca, tanto forte che si sente lo schiocco sordo.
Davanti ad una tale meraviglia si sente infiammare.
Il suo cuore comincia ad affannarsi.
Sembra uno spavento.
Si può svenire di troppa meraviglia?
Quel che vede e sente la lascia inerme a contemplare.
Non ci sono in quella selva angoli in cui rifugiarsi a guardare senza essere visti.
Potrebbe provare a nascondersi dietro un albero, ma gli alberi diventano trasparenti, perché vogliono che lei venga scrutata.
Il nodo al mantello si slaccia e il mantello cade al suolo con morbidezza.
Non si nasconde.
Non si copre.
E’ nuda. Espone il suo corpo dall’interno a tutte le intemperie dell’incontro.
Sa che ne uscirà ferita. Corre il rischio.
Sa che ne uscirà graffiata. Guarda il sangue.
Sa che ne uscirà più luce. Guarda forte.
Sa che ne uscirà più donna. Guarda dentro.
Impavida si espone alla conoscenza e al richiamo.
Conosce le cose girandosi all’improvviso.

di Antonella Petrera

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36. Quando il sogno si riposa

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Qualcuno dice che i veri sogni, quelli belli, quelli utili, si fanno solo ad occhi aperti.
Questa, però, sarà un’altra storia.
Quella di adesso, invece, è la storia di chi ha il potere di creare un sogno sognato, meravigliosomeravigliato.
Bonafina cerca di guarire, cerca cuori da intenerire, cerca desideri dentro folti pensieri, cerca bisogni, e ne fa sogni. Realizzati o da realizzare, che importa, l’importante è creare.
E come i pittori dopo l’ultimo stropicciare di una tela, come i poeti e gli scrittori dopo aver rubato l’ultima parola, anche Bonafina alla fine della creazione ha il suo spazio di evasione.
E nessuno la vede, e forse qualcuno la sapora. Lei vola.
E dopo un po’ di tempo che non le capitava, ha sorvolato esperienze.
Ha incrociato nel vento di una girandola una grande bolla di sapone appena prima che se ne scoppiasse; ha seguito una luce tenace fino al mare e l’ha osservata tra le stelle mentre illuminava una piccola noce che bramava navigare; è passata tra abeti nei boschi e salutato ricci funghetti; ha sorriso al nano Giuliano intento ad alzare il suo sguardo ed il naso all’insù; ha portato un po’ di sole ai pigiami stesi ad asciugare; ha trattenuto il fiato di fronte agli innamorati che si salutano senza farlo davvero; ha sorriso di fronte a matite verdi, zainetti e scarpette nuove oppure consumate.
Per un attimo ha udito brontolare un certo Signor Seccalossi, prima di ritrovarsi soddisfatta dall’aver ispirato giovani streghe e magie di ricordi; è passata veloce nel negozio di scrittura, giusto solo per verificare che tutto fosse a posto, e allo stesso tempo per mettere qualcosa fuori posto, in attesa di chi un posto lo deve ancora trovare.
Come spesso fa, passa a salutare Faro.
Ma stavolta, ha ascoltato anche il proprio, di bisogno. Che non è sogno.
E ha concluso il suo volo scegliendo il giusto posto per quella notte.
Si è seduta sulla spiaggia, in disparte, ed invisibile presenza, si è scaldata con il fuoco che le storie raccontano, a sentire le ferite che bruciano insieme alla legna, e diventano fantastiche cicatrici.
E sognando, si è addormentata.

di Donato Simone Frigotto