35. Che succede quando piove

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Che succede quando piove?
Me lo chiedevo spesso quando ero bambino.
No, non mi interessava sapere perché piove; quello me lo spiegava la maestra di scienze: il sole che scalda, l’acqua che evapora, le nuvole e le correnti che sbattono tra loro…
Mi chiedevo invece che succede quando piove.
E forse ancora non lo so bene.
Sento che l’aria si cambia, come quando ci si cambia d’abito prima di un appuntamento importante.Vedo le gocce cadere, e mi sembra che nessuna cada poi nello stesso punto in cui un’altra si è appena posata, violentemente a volte, o a tratti trattenuta.
Quasi come se ci fosse una forma di rispetto reciproco, me lo immagino così.
Quasi come se il crepitio sui tetti delle case e sulle auto, sulla plastica e sul ferro, e sul muto asfalto, fossero il loro modo per segnalare che stanno arrivando, una dopo l’altra.
Eppure, molto probabilmente, sullo stesso punto prima o poi ricadono, no?
Perché, come ci si spiega che poi è tutto bagnato?
Davvero può bastare una sola goccia in un solo punto…e quella vicina solo in quel punto…e quelle circostanti, ognuna solo nel suo punto preciso… per rendere tutto bagnato?
“Piove sempre sul bagnato” qualcuno lo deve avere inventato, no?

E osservato, no?

E vissuto, no?

Non lo so.

Quando piove tutto cambia, e tutt’intorno la gente si aspetta che poi tutto torni normale.
È che per le gocce d’acqua tutto normale significa tutto bagnato.
Io mi trovo ancora oggi, se sono in casa, o in qualche posto chiuso, quando piove, ad aprire la finestra ed annusare l’odore del legno…anche quello cambia.
Per non parlare di quello dell’asfalto. O quello dell’erba
Anche la mia pelle cambia, e non è solo bagnata. È diversa.
Odora di pioggia, di punti scelti in cui atterrare e scendere, e con rispetto poi rimanere lì.
In attesa di un altro punto e di un’altra goccia.
Che non sai bene quando.
Allora rimani ad aspettare. E odorare.
“Cose rare.” mi apostrofa Faro. Anche a Faro piace quando piove.

di Donato Simone Frigotto

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34. La scarpetta nuova

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La scarpetta è nuova. Corre sulla breccia del cortile. Corre e dietro ci sono i

fuochi. Salta una pozzanghera, e grazie alla mano di papà il salto è un volo.

Corre la scarpa del papà. Corre la scarpa della mamma. Le scarpe nuove ti

fanno sentire nuovo. Portano in posti nuovi. Nei posti nuovi ci si va con gli

zainetti. Ci si va con i piedi. Ci si va con i treni. Ci si va con le barche. Ci si va

con mille e mille altri.

La scarpetta nuova è ferma sulla barca. Sulla barca la scarpetta non

cammina. La barca mica cammina. La barca galleggia.

Galleggia la scarpetta nuova sulla barca. Galleggia la scarpetta nuova sul

mare alto e lontano. Giace la scarpetta nuova su una spiaggia, sola, e fredda

e bagnata. Nuova ma vecchia. Giace l’altra scarpetta sulla barca sgonfia.

Perché ora i piedini sono scalzi sulla spiaggia. Fanno i passi in un paese

nuovo. Avranno scarpe, poi. Ma ora volano un po’ , con la mano di papà, con

la mano di mamma.

di Antonella Petrera