32. Le fantasticatrici

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Davanti al fuoco, fuori, d’estate, le donne alla notte si raccontano storie. Sono

le storie del sempre. Non sono mai le storie del mai. Sono le storie del

domani e dell’adesso. Sono le fantasie che gocciolano solo di notte, che

vengono bevute e spalmate sugli occhi e sui corpi, rossi di fiamme.

Le storie dicono che loro, tutte, si levano da chi vuol farle volare in un

barattolo. Raccontano di cose viste e sentite da dentro.

Davanti al fuoco ci sono le donne bambine dentro le donne grandi.

Le storie dicono che loro, tutte, hanno una cicatrice da mostrare e una ferita

che abbellisce custodita dentro. Un seme che fiorendo ricama dall’interno, e

percorre dove fa male facendo male, e crea segreti sentieri nella mente, e

nuovi.

Le storie dicono che loro, tutte, ruggiscono, feline del quotidiano, ricamanti

disfacenti di arrivi che già avvengono senza nessuno. Le storie loro le

mettono al mondo, le soffiano agli infanti, le ricompongono in frantumi, le

cantano per danzare, le disperdono nelle frasi, negli specchi, nell’acqua dei

bagni, nei sali delle lacrime, nei venti dei sospiri.

Le storie dicono che loro, tutte, hanno un graffio sulla pelle dell’anima, dove

appendono monili e si profumano di essenze, davanti ai fuochi, nelle oscure

notti dove loro sole, vanno per sapere, per sapere degli speziati sapori

dell’esistere e sono le cicatrici che fantastiche le fanno.

di Antonella Petrera

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