33. Fi(am)ore bello

033

Entrò di nuovo nel negozio di scrittura.
Lo faceva regolarmente, e gli capitava anche più spesso nei momenti particolari della sua vita.
Quel giorno portò la sua attenzione ad una delle sezioni sperimentali, quella delle parole inventate, all’interno del reparto neologismi. Non capiva bene la distinzione tra sezioni e reparti, ma a lui interessava soltanto curiosare.

Era un periodo di gran fermento, tutto il negozio era finito sui giornali e su ogni schermo possibile grazie a quell’insegnante e al bambino che inventava le parole.
Ma le cose che lui amava cercare erano di gran lunga più nascoste, e la primavera che spingeva via dolcemente l’inverno gli stava suggerendo che nell’aria c’era un non so che di bello che ne profumava l’essenza.

E quel profumo di cielo, misto ai colori più vivi, richiamava qualcosa di bello.
Ora, ripensando alle parole inventate, “bello” non era certo una novità, ma era quello che sentiva ogni volta che guardava la serena creatività di un fiore a primavera, e si sentiva innamorato della natura stessa delle cose.
Quella natura che per definizione non chiede di intervenire, bensì solo di osservare, ed eventualmente di rimanerne meravigliosamente meravigliati.
Allora prese un pezzetto di carta e una matita, e scrisse d’un fiato:

fi am ore

E poi se ne uscì, ma non senza prima essersi fermato un istante a contemplare quel momento. E a pensare a quando avrebbe dedicato, in segreto, a qualcuno, una frase che dicesse “Sei il mio fiamore bello”.

E un sorriso strano di primavera spinse via anche l’ultimo granello di inverno.

di Donato Simone Frigotto

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32. Le fantasticatrici

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Davanti al fuoco, fuori, d’estate, le donne alla notte si raccontano storie. Sono

le storie del sempre. Non sono mai le storie del mai. Sono le storie del

domani e dell’adesso. Sono le fantasie che gocciolano solo di notte, che

vengono bevute e spalmate sugli occhi e sui corpi, rossi di fiamme.

Le storie dicono che loro, tutte, si levano da chi vuol farle volare in un

barattolo. Raccontano di cose viste e sentite da dentro.

Davanti al fuoco ci sono le donne bambine dentro le donne grandi.

Le storie dicono che loro, tutte, hanno una cicatrice da mostrare e una ferita

che abbellisce custodita dentro. Un seme che fiorendo ricama dall’interno, e

percorre dove fa male facendo male, e crea segreti sentieri nella mente, e

nuovi.

Le storie dicono che loro, tutte, ruggiscono, feline del quotidiano, ricamanti

disfacenti di arrivi che già avvengono senza nessuno. Le storie loro le

mettono al mondo, le soffiano agli infanti, le ricompongono in frantumi, le

cantano per danzare, le disperdono nelle frasi, negli specchi, nell’acqua dei

bagni, nei sali delle lacrime, nei venti dei sospiri.

Le storie dicono che loro, tutte, hanno un graffio sulla pelle dell’anima, dove

appendono monili e si profumano di essenze, davanti ai fuochi, nelle oscure

notti dove loro sole, vanno per sapere, per sapere degli speziati sapori

dell’esistere e sono le cicatrici che fantastiche le fanno.

di Antonella Petrera