29. La caverna e il prato

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Il pipistrello viveva nella caverna. Lui aveva paura di uscire. Tutta quella luce.

Ne sarebbe rimasto abbagliato. C’erano giorni in cui si avvicinava alla soglia

della caverna per sentire giusto il profumo del prato quando calava la sera.

Ne era inebriato. Ma di uscire di giorno non voleva saperne. Aveva troppa

paura.

La lepre viveva nel prato. Lei aveva paura della caverna. Tutto quel

buio. Ne sarebbe rimasta avvolta. C’erano giorni in cui si avvicinava ai confini

del prato solo per sentire il fresco profumo dei muschi della caverna alla sera.

Ne era inebriata. Ma di entrare non voleva saperne. Aveva troppa paura.

Quella sera gli occhi della lepre spuntavano dal prato e vedevano due puntini

luminosi appesi alla roccia nell’oscurità.

Chi sei? Disse la lepre.

E tu? Disse il pipistrello.

Io sono la lepre.

Io sono il pipistrello.

Vieni.

No. Ho paura. Vieni tu.

No. Ho paura. 

E come si fa?

Si fa insieme. Incontriamoci a metà.

Incontrarsi a metà fa passare la paura.

Così la lepre e il pipistrello si avvicinarono entrambi alla soglia della caverna.

O era il confine del prato?

Da lì ogni giorno percorsero ognuno qualche passo nel posto di cui avevano

paura. La affrontarono insieme. Si videro ogni giorno al calar della sera, e poi

un po’ più presto, finchè il pipistrello potè godersi la luce del tramonto con la

sua amica e la lepre potè godere delle dolci ombre serali con il suo amico.

di Antonella Petrera

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