25. Lo zainetto di Camilla

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Non è una bella avventura andare e finire nello zainetto di Camilla. Camilla

ha bisogno di riempire lo zainetto con qualcosa che la faccia sentire a casa

quando casa deve essere un altro posto. Si sta stretti, nello zainetto. Dicono

che la barbi abbia perso la testa, nello zainetto. Dicono che dallo zainetto non

si torni più indietro.

Fate come me! Dice la scimmietta. Io divento snodabile e mi adatto allo

spazio e alla situazione. La scimmietta è uno di quei giocattolini che gli premi

un pulsante di legno e diventa molle perché tutti i suoi componenti sono uniti

da un filo. L’hanno presa al mercatino, lei.

Certe volte tutti dobbiamo assumere posizioni scomode per sistemarci

meglio. Forse anche Camilla usa il suo zainetto per snodarsi in una

situazione che cambia.

Chissà che cosa ci aspetta, adesso. Dice l’orso con la zampa in testa alla

bambolina. Io non volevo cambiare! Dice la bambolina a testa in giù con il

braccino arrotolato al robot. Io non sa.pe.re co.sa es.ser.ci do.po. Dice il robot

con la testa al contrario. Passiamo questo momento, amici. Andrà tutto bene,

vedrete. Dice la scimmietta con la testolina sotto le sue zampette.

Passa un po’ di tempo.

Dopo lo zainetto si è scoperto che la casa della nonna di Camilla ha un largo

cesto dove i giocattoli stanno comodi. Si è scoperto che ci sono giochi nuovi

con cui fare amicizia. Si è scoperto che la nonna inventa avventure bellissime

con i giochi di Camilla. E si è anche scoperto che è vero che la barbi ha perso

la testa, ma per il modellino di carabiniere del nonno.

di Antonella Petrera

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24. Noce navigante

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Dicono che i bambini sognano.

Anche gli adulti lo fanno.

Dicono che i bambini forse lo fanno meglio.

O meglio, forse i bambini lo fanno di più.

In più, loro sognano più spesso.

Sognano ad occhi aperti.

Vedono cose, sentono suoni, inventano voci…e immaginano.

Ci penso in questi giorni.

Ci penso mentre guardo questa noce.

Ne rompo il guscio in modo un po’ distratto mentre sto seduto a tavola e fisso la tovaglia assorto. Mi chiedo come si può trovare una barca… dentro la metà del guscio di una noce. E farla navigare in un lago di bicchiere. O in un mare di pozzanghera. E soffiarci un uragano. E guidarla con un dito.  Senza nemmeno preoccuparsi di essere così ingombranti da non poter mai entrare davvero in quel mezzo guscio. Come a dire che non c’è bisogno davvero di un nostromo, un capitano o un ammiraglio. 

Che importa, mi dico. La immagino già che si ferma in uno dei tanti porti che non hanno ancora un nome.

E là si ferma per il tempo necessario.

Il tempo sufficiente ad immaginare un nuovo viaggio.

E la domanda non ha più bisogno di risposta, poiché la domanda è già viaggio di per sé.

È già un sogno così com’è.

Che la prossima noce navigante porterà con sé.

di Donato Simone Frigotto

23. Un punto di vista

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Entrò nel negozio di scrittura. C’era molta gente quel giorno. Dietro il banco i saggi insegnavano ai giovani come poter servire i clienti che entravano nel negozio e cercavano qualche parola difficile, una correzione ortografica, o chissà cos’altro l’ispirazione suggeriva loro.

C’era il reparto classici e quello contemporanei; c’era il piano elevato sulle lingue straniere, e c’era pure un piano sotterraneo per le scritture dimenticate e impolverate.

Girò per un po’, per poi finire nelle sue stanze preferite, quelle dei segni di punteggiatura.

Ammirava spesso muoversi qua e là i vari segni di punteggiatura, tutti molto indaffarati a voler far bene il loro mestiere. Vedeva che le virgole erano spesso arrabbiate perché si sentivano poco utilizzate o messe in punti dove non servivano affatto; le virgolette discutevano animatamente con i punti  l’opportunità di farli entrare all’interno della frase oppure lasciarli fuori.

Anche questa volta portò la sua attenzione alla sezione in cui stavano i punti di domanda. Li ammirava.

Il proprietario del negozio gli aveva confidato che i punti di domanda erano le chiavi che aprivano le porte della conoscenza

Quel giorno notò un punto di domanda più ricurvo degli altri. Si muoveva piano. Sembrava un vecchio zoppo con la testa bassa e la gobba pesante.

Lo prese in prestito e gli fece una domanda: “Perché te ne stai così piegato?” “Sto cercando” – disse – “Sto cercando di capire come fare ad essere un buon punto di domanda”. “E dove cerchi?” – chiese. “Eh…cerco le risposte dentro di me” – rispose il punto di domanda, stanco e un po’ malinconico.

“Uhm…io non me ne intendo molto, ma se ti fai guardare un attimo, forse ti posso aiutare”. Il punto di domanda alzò lo sguardo, e la sua schiena divenne più dritta, ed ebbe subito una grande sensazione di benessere. Ebbe quello sguardo di chi si interroga e poi in un lampo trova la risposta di ciò che andava cercando. Si sentì più forte, e fiero. E con un sorriso ringraziò, spostandosi dal suo scaffale.

Era diventato un felice punto esclamativo.

di Donato Simone Frigotto