21. Le fate le fate

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La casa dell’anziana prozia di Alice si trovava proprio accanto alla chiesa, in questa città meravigliosa a Sud, con le case dai tetti a punta.

Con i soldini ricevuti Alice aveva chiesto di potersi allontanare a fare un giro per le botteghe artigianali della via in discesa.
Entrò in uno di questi negozietti attirata da alcuni nanetti in porcellana.  Chiese educatamente: “Le fate le fate?”  La giovane commessa era troppo impegnata con le sue unghie per darle una risposta.

La bottega di fronte esponeva fazzoletti colorati, magneti, ogni tipo di decorazioni natalizie. Alice vi entrò, e con la sua aria sveglia e sbarazzina chiese: “Le fate le fate?” La vecchina sollevò lo sguardo dal suo lavoro all’uncinetto e le sorrise. In uno strano dialetto, gesticolando, le indicò qualcosa sugli scaffali. Alice scelse la statuetta di un folletto di Natale, e la vecchina, inondata dalla luce arancione della stufetta elettrica, le diede il resto e le sorrise.

Il baffuto signore grassoccio della bottega successiva non fu altrettanto gentile. Quando Alice chiese “Le fate le fate?” fu cacciata via dal negozio, e chiamata “ladruncola”. Il suo sorriso si spense. Strani gli effetti della scortesia.

Fu allora che la chiamai con due brevi fischi e le feci un cenno con un dito. Lei colse l’invito curiosa, si avvicinò e mi chiese con uno sguardo dubbioso: “Fate le fate?” Le sorrisi. La condussi nel retrobottega. Le diedi un pezzo di argilla e nel giro di pochi minuti modellammo insieme la figurina di una fata. La misi nel forno per il tempo necessario.  Mentre aspettavamo che si raffreddasse le preparai un tè. Scegliemmo per la fata oro, argento e bianco e ci raccontavamo storie a vicenda mentre i nostri pennelli la carezzavano di colori. “Dici un filo o un gancio?” chiesi. Il trillo di un sms distolse Alice mentre soffiava sopra la statuetta cercando di accelerare l’asciugatura dell’acrilico. Smanettò una risposta, e mi disse che doveva andare. Alla fine Alice mise un filo. “Ecco fatta la fata!” esclamò. “Come la chiamiamo?” “Non so ancora, ma inizierà con la B!


All’uscita del negozio Alice fu travolta dall’abbraccio di un bambino. Intanto artisti di strada con larghe ali di stoffa avevano occupato il claustro di fronte. Il fratellino tirava la mano alla mamma e alla sorella con foga. La donna mi sorrise divertita allontanandosi inerme senza avere nemmeno il tempo di presentarsi. Alice però tornò indietro, e travolse me, con un abbraccio. “Le fate! Le fate!” esclamava il fratellino davanti agli artisti mentre le luci accendevano la via di magia e la fata con la B si allontanava avvolta al calduccio nella morbida presa dei guanti di Alice.

di Antonella Petrera

 

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