017. Il signor Dimentichino

017

Conoscevo un signore.

Era nato qui, in paese. Camminava qua e là, vagando senza meta. Aveva lo sguardo perso. Non ricordava il suo nome. Glielo chiedevano, come si chiamasse, e lui si sforzava di ricordare, ma alla fine diceva sempre:–Non mi ricordo.–

Sembrava sbadato, un po’ strambo, qualcuno lo riteneva sciocco. In realtà non si ricordava niente. Nemmeno cosa aveva fatto due giorni, un giorno o un’ora prima. Anche nelle giornate in cui pareva un po’ più lucido si dimenticava le chiavi, il cellulare, gli occhiali, oppure non si ricordava dove aveva parcheggiato l’auto, e doveva cercarla per ore.

In paese tutti lo conoscevano e lo aiutavano a ritrovare la strada di casa, le chiavi, la macchina, il cellulare…
Per comodità, e con affetto sincero, gli abitanti del paese lo avevano soprannominato “Sig. Dimentichino”. E tutti i giorni gli abitanti del paese ricordavano a Dimentichino che doveva pur ricordarsi qualcosa, e che si doveva sforzare di ricordarsi almeno le cose più importanti. Ma lui rispondeva:–Non mi ricordo.–

Un giorno, io ricordo bene che passò dalla piazza del paese un dottore che arrivava da lontano. Aveva l’aria serena e l’occhio molto sveglio. Osservava incuriosito tutte le persone che incontrava, perché gli piaceva capire cosa pensavano, cosa dicevano, e come si sentivano.

Il suo sguardo venne attirato inevitabilmente da uno strano uomo che passeggiava per il paese con l’aria assorta e imbambolata.

–Chi è quel tale? – chiese il dottore al barista della pasticceria in cui si trovava.

–Ah, quello. – rispose il barista sorridendo – Quello è il Sig. Dimentichino. Non si ricorda mai niente, a volte non ricorda nemmeno il suo nome. –

Il dottore aprì la sua valigetta un po’ misteriosa. Prese il blocchetto per gli appunti, una delle tante penne sparse nella borsa e iniziò a scrivere, fermandosi a pensare di tanto in tanto. A tratti lanciava un’ occhiata al Sig. Dimentichino, per poi rituffarsi a scrivere. Alla fine tirò un sospiro. Si alzò dalla sedia e andò dritto verso Dimentichino. Camminava sicuro, determinato e sereno.

Con tono gentile gli disse –Signore, può tenere questa lettera con sé ora?– e mentre pronunciava la parola “ora”, la sua voce diventava più profonda e forte. Aggiunse poi: –La tenga stretta con sé.–

Il Sig. Dimentichino preso dalla paura di non ricordare ciò che quell’uomo gli aveva detto, aprì immediatamente la lettera che gli era stata consegnata. Sul foglio c’erano poche chiare parole.

 

PUOI DIMENTICARTI TUTTO QUELLO CHE VUOI.
PUOI DIMENTICARE QUELLO CHE NON SERVE, E ANCHE QUELLO CHE È IMPORTANTE.
PUOI DIMENTICARTI LE COSE PICCOLE E QUELLE GRANDI.
PUOI DIMENTICARTI DAVVERO TUTTO.

PUOI DIMENTICARTI ANCHE DI DIMENTICARE.

 

E da quel giorno così fece.

Non ebbe più bisogno della lettera, né di nient’ altro, perché iniziò a ricordare perfettamente.

Ricordò soprattutto che quello fu il giorno più importante di tutta la sua vita.

di Donato Simone Frigotto

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