010. Ai nonni

010

Queste parole sono dedicate ai genitori.

Sia a quelli che lo sono una volta sola, e sia a quelli che sono genitori di altri genitori a loro volta.

A quelli che li guardi, e senti che da loro sei nato, loro assomigli, e comunque da loro ti sei distaccato.

A quelli che senti a malapena, perché, un po’ sordi, parlano piano, e spesso a malapena li ascolti, perché tanto sai già cosa vogliono brontolare.

Sono dedicate a quelli che quando viene gente in casa, spesso finiscono rintanati in cucina, o a letto prima, quasi fosse una vergogna per loro o per chi si avvicina.

A quelli che “fanno comodo” e “per fortuna che ci sono”, altrimenti chissà come avremmo fatto senza.

A quelli che con le mani dietro la schiena accompagnano il bimbo al campo di calcio; che con passo zoppicante e la maestria degli esperti in cucina, a qualsiasi età preparano la torta della festa come se fosse la cosa più importante della Terra; non ci capiscono niente di tecnologia o elettronica, come la chiamano ma che si fanno spiegare le cose dalle piccole pesti purché stiano un po’ buone…

Per essere chiamati così, nonni, hanno bisogno di avere nipoti. E quando li guardi ancora, un po’ sovrappensiero,  mentre giocano come se fossero loro stessi teneri batuffoli di peluche, e  morbide caramelle ti chiedi “chissà dov’era questa dolcezza quando io ero piccolino.”
E te lo chiedi a voce alta nella mente, perchè così risuona fino al cuore.
Che un po’ si arrabbia, si rammarica e sospira. Che si infastidisce, perché i nonni li viziano i nipoti, figli di figli, che ogni tanto si uniscono guardare e sentire, ascoltare e brontolare, genitori di altri genitori.

E poi si fa caso per chi ha la fortuna di averli avuti,  o di averli ancora, che prima o poi la parentesi del tempo si chiude,  con le speranze di chi lascia dentro agli occhi, agli odori, al calore, e alla presenza,  qualcosa che crescendo  cambierà di nuovo, restando sempre lo stesso.

Perchè la festa dei nonni, come tutte le feste, può durare un giorno o una vita.

Figlia di altre feste e ricordi, che sono ricordi di altri ricordi, figli di altri figli, nipoti di altri nonni.

di Donato Simone Frigotto


Il nonno di tutti

Nonno Nicola è il nonno di tutti.

Gioca a pallone anche se usa il bastone.

Sul tavolo al bar ci fa un aquilone.

Stiamo con lui finchè siamo distrutti.

Abita in piazza, ché ha traslocato.

Lui non voleva più stare in ospizio:

Fumo la pipa e mi tolgo ogni sfizio!

dice seduto in panchina beato.

Lui ha bei momenti ma anche brutti.

Il quattro, che arriva la sua pensione

ci compra, ai monelli, un cono gelato.

Nel nostro paese è molto stimato:

Amare i monelli, questo è il mio vizio!

E nipoti o no, noi lo abbiamo adottato.

di Antonella Petrera

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