007. Il falco e il passero

007

Ce l’abbiamo fatta anche stavolta! Dice il falco al passero.
Siamo proprio una bella squadra, noi due.
La smetteranno, prima o poi di fare tutti quegli strani rumori…
Sì, sì, di solito la smettono, dopo un po’.

L’albero cavo è pieno di telefoni in mezzo alle foglie secche. Qualcuno di essi trilla ancora, e altri agonizzano con le batterie quasi scariche.

Io dico che quei due che abbiamo fatto incontrare il mese scorso si sposano entro l’estate.
Hanno di nuovo gli occhi, adesso.

Ehi, hai visto la gazza? È verde d’invidia! Sghignazza il falco.
Caspita, guarda! C’è quello col cappello di lana! Vai, svelto!
Questa volta non mi sfugge.

Il falco, con un gesto fulmineo, si getta in picchiata, e con gli artigli acciuffa il telefono del tipo col cappello di lana, e poi vola via. Senza che lui possa dire né “ahi” né “bai” il passero gli è sulla spalla. Cinguetta e si fa seguire con lo sguardo.

Davanti al tipo col cappello di lana, come per magia, compare il carosello con la sua romantica musica da organetto, il venditore di zucchero filato, il bambino con le bolle di sapone, gli anziani che si canzonano giocando a scopa, il signore che pesca fischiando dal ponticello, gli studenti che sottolineano i loro libri mangiando gommose di zucchero, i bambini che fanno i compiti sul prato, e la ragazza più bella che lui abbia mai visto appare di fronte a lui e gli dice: “Ti faccio un fiore di palloncini?”.

di Antonella Petrera

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