003. Il frigotto e il boccaccio

003­

– Se ne scappano via veloci. – ­
Mi voltai. Sine, ci vuole questa a dirmi che i girini se ne scappano.
– Devi tendergli un agguato con il retino, se no se ne accorgono. Sei proprio scarso. –
­

Teneva due lucertole morte attaccate per il collo ad una cordicella. Aveva entrambe le ginocchia sbucciate e diverse pagliuzze attaccate ai calzini che sbucavano da un paio di scarpe da ginnastica lercie.

“Allora fai tu.” Dissi con aria di sfida porgendole il retino.

­- See, roba da principianti. -­ e così dicendo diede una botta beffarda al retino, posò le lucertole sull’erba e si inginocchiò sul bordo dell’argine, noncurante delle sue numerose sbucciature. Guardava l’acqua assorta in una solenne concentrazione. Poi con un movimento fulmineo tuffò la mano nell’acqua e ne estrasse un pugno chiuso e gocciolante.

­- Dove ce l’hai il boccaccio?

Il boccaccio? Ma come parla questa?

­– Non te lo sei manco portato! Da qui si vede quanti girini eri convinto di catturare… Rivolta la busta dei pop corn che ho in tasca e riempila d’acqua. ­- La guardai stupito.
– Muoviti, se no mo’ soffoca! –
 ­

Ritornai in me, rovistai nella sua tasca e sentii distintamente al tatto il fruscio di una busta di plastica. La rivoltai, come aveva detto, la scossi, e la riempii con l’acqua del fiume.

­- Attento che cadi!

I girini nuotavano allegri andando morbidamente a sbattere contro la busta trasparente. Ne prendemmo altri sette. Uhm… lei, ne prese altri sette.

­– Non ti preoccupare, imparerai. ­- mi disse il suo allegro musetto sdentato.

­– …ma che razza di gusto è il frigotto? ­- aggiunse. – Lo chiamate così perché il frigo dove lo tenete è piccolo? Ah ah ah!!

Eravamo stesi entrambi sull’argine, con il gelato in mano, che ci colava fino alle orecchie, e scarpe e calze completamente zuppe di fiume. Il sole che passava attraverso l’acqua nella busta proiettava le ombre dei girini piroettanti sui nostri visi e anche arcobaleni piccoli.

Sì, ma dobbiamo liberarli, se no mo’ muoiono.

Diventammo inseparabili, io e lei.

Però ancora non ho capito cos’è un boccaccio.

di Antonella Petrera

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